In sintesiIl censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione, promosso da AgID insieme al Dipartimento per la Trasformazione Digitale, obbliga tutte le amministrazioni centrali e locali a mappare hardware, software e servizi digitali sulla piattaforma PA digitale 2026, nella sezione “Adempimenti e questionari”. La scadenza per la generalità degli enti è fissata al 30 settembre 2026; scuole e università potranno accedere a partire da settembre, con tempistiche dedicate ancora da comunicare. Al termine della compilazione, il rappresentante legale o il Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD) deve sottoscrivere con firma digitale un’attestazione di veridicità dei dati inseriti. I risultati confluiranno nel Piano Triennale per l’Informatica nella PA e nelle strategie di razionalizzazione della spesa e di cyber resilienza.
Il quadro normativo del censimento ICT e gli obiettivi di AgID
Il censimento trova fondamento nel comma 1-ter dell’art. 33-septies del D.L. 179/2012 e si colloca nel perimetro applicativo del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005). Si tratta della stessa base normativa che negli anni ha già guidato il consolidamento dei data center pubblici e la spinta verso il modello cloud, e che oggi viene riattivata per aggiornare la fotografia del patrimonio tecnologico degli enti.
L’obiettivo primario della rilevazione è informativo, non sanzionatorio: i dati raccolti serviranno ad AgID e al DTD per orientare le risorse del prossimo Piano Triennale per l’Informatica nella PA e per definire modelli di governance e sicurezza informatica su scala nazionale. In questo senso il censimento va letto come lo strumento con cui lo Stato acquisisce, ente per ente, una base conoscitiva altrimenti frammentata.
I tre obiettivi strategici della rilevazione
La rilevazione persegue tre finalità dichiarate, che è utile tenere distinte perché orientano anche le priorità di compilazione a livello di singolo ente:
- Mappatura granulare dell’esistente, dal parco hardware (server on-premises, datacenter locali, apparati di rete) fino ai servizi cloud in modalità SaaS, PaaS e IaaS.
- Razionalizzazione della spesa ICT, attraverso l’emersione di ridondanze contrattuali, obsolescenza tecnologica e inefficienze operative da correggere nel medio-lungo periodo.
- Rafforzamento della cyber resilienza, in coerenza con i requisiti dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e con le strategie di mitigazione del rischio informatico.
Cosa si intende per patrimonio ICT: hardware, software e servizi digitali
Per patrimonio ICT di un ente si intende l’insieme di infrastrutture fisiche e virtuali, applicativi gestionali e servizi digitali erogati a cittadini e imprese, oggi disperso tra contratti, licenze e fornitori diversi e raramente ricostruito in un unico inventario aggiornato. Il censimento AgID chiede agli enti di ricomporre questo quadro in tre macro-ambiti.
Il primo riguarda l’infrastruttura fisica: server, datacenter comunali, sistemi di storage e backup, reti LAN/WAN, la cui mappatura serve a valutare l’obsolescenza tecnologica e a pianificare l’eventuale transizione verso il Cloud della PA o il Polo Strategico Nazionale. Il secondo riguarda le soluzioni applicative di settore — anagrafe, tributi, SUAP, polizia locale — comprese le componenti open source o sviluppate su misura, con l’obiettivo di verificarne l’interoperabilità tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) ed eliminare i silos informativi. Il terzo riguarda i servizi digitali e cloud effettivamente erogati, incluse le integrazioni con SPID, CIE e pagoPA, la cui rilevazione misura accessibilità e conformità alle linee guida di design dei servizi pubblici.
Gli ambiti censiti in sintesi: la tabella di riepilogo
La tabella riassume gli elementi oggetto di mappatura per ciascun macro-ambito e il relativo impatto strategico per l’ente.
| Macro-ambito | Elementi oggetto di mappatura | Impatto strategico |
|---|---|---|
| Patrimonio hardware | Server fisici e virtuali, datacenter, storage, backup, reti LAN/WAN | Pianificazione della transizione verso Cloud della PA e servizi qualificati |
| Soluzioni applicative | Software gestionali di settore, moduli open source, applicativi personalizzati | Interoperabilità via PDND ed eliminazione dei silos informativi |
| Servizi digitali e cloud | Soluzioni SaaS accreditate, integrazioni SPID/CIE/pagoPA | Misurazione di accessibilità e conformità alle linee guida di design |
Verifiche e adempimenti del RTD per la compilazione del censimento ICT
La compilazione materiale del questionario può essere distribuita tra più figure interne, ma la chiusura del procedimento richiede un presidio diretto della governance apicale dell’ente. Al termine dell’inserimento dei dati, infatti, spetta al rappresentante legale o al Responsabile per la Transizione al Digitale sottoscrivere con firma digitale una dichiarazione che attesta la veridicità e la completezza delle informazioni trasmesse. Questo passaggio trasforma un adempimento tecnico in un’assunzione di responsabilità amministrativa a carico dei vertici dell’ente.
Per arrivare preparati alla scadenza del 30 settembre 2026, un ente locale può seguire una sequenza operativa in quattro fasi:
- Verifica dell’accesso alla piattaforma. Controllare le credenziali per l’area riservata di PA digitale 2026, nella sezione “Adempimenti e questionari”, e individuare chi in ente ha già l’abilitazione a operare.
- Audit tecnologico interno. Predisporre un inventario aggiornato di server, licenze software attive, contratti di manutenzione e schede di conformità dei servizi cloud, coinvolgendo l’ufficio IT e i fornitori esterni.
- Inserimento progressivo dei dati. Coordinare l’ufficio IT con i responsabili dei singoli settori per mappare correttamente i software verticali specialistici, evitando duplicazioni o omissioni.
- Asseverazione e firma digitale. Far revisionare i dati inseriti all’RTD e procedere alla sottoscrizione dell’attestazione finale prima della scadenza, senza rinviare l’operazione alle ultime settimane utili.
L’errore più frequente in adempimenti di questo tipo è la compilazione last minute, che espone l’ente al rischio di dati incompleti o incoerenti proprio nella fase in cui viene richiesta un’attestazione di veridicità formale. Programmare l’audit interno con largo anticipo riduce sensibilmente questo rischio.
FAQ
Entro quando va compilato il censimento del patrimonio ICT della PA?
La generalità delle amministrazioni centrali e locali — Comuni, Province, Regioni, ASL, agenzie autonome — deve completare il questionario entro il 30 settembre 2026. Per il comparto scuole e università l’accesso sarà abilitato a partire da settembre, con tempistiche dedicate comunicate successivamente.
Chi può compilare materialmente il questionario del censimento ICT?
La compilazione può essere svolta da qualsiasi soggetto interno all’amministrazione, purché supportato da chi ha una conoscenza trasversale dei sistemi informativi, dei servizi digitali e delle strategie ICT dell’ente, come il personale dell’ufficio IT o i fornitori tecnici di riferimento.
Chi deve firmare l’attestazione finale del censimento ICT?
La sottoscrizione finale con firma digitale spetta al rappresentante legale dell’ente o al Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD), che attesta la veridicità, la completezza e la correttezza dei dati trasmessi sulla piattaforma PA digitale 2026.
Su quale piattaforma va compilato il censimento ICT?
Il questionario è disponibile esclusivamente sulla piattaforma PA digitale 2026, nell’area riservata, alla voce “Adempimenti e questionari”. Alcuni campi possono risultare precompilati sulla base di dati già presenti in piattaforma, secondo il principio once-only.
Cosa succede se un ente non completa il censimento ICT entro la scadenza?
La fonte disponibile non specifica sanzioni dirette collegate al mancato invio. Si raccomanda comunque di non superare la scadenza del 30 settembre 2026, poiché i dati raccolti alimentano il Piano Triennale per l’Informatica nella PA e la mancata partecipazione può incidere sulla programmazione delle risorse destinate all’ente.
Quali dati chiede il censimento sul patrimonio hardware?
Il questionario richiede informazioni su server fisici e virtuali, datacenter locali, sistemi di storage e backup, reti LAN/WAN, funzionali a valutare l’obsolescenza tecnologica e a orientare un’eventuale migrazione verso il Cloud della PA o il Polo Strategico Nazionale.
Il censimento ICT riguarda anche i software gestionali di settore?
Sì. Rientrano nella rilevazione i software gestionali per anagrafe, tributi, SUAP e polizia locale, i moduli open source e le soluzioni personalizzate, con l’obiettivo di verificarne l’interoperabilità tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).
Che rapporto c’è tra il censimento ICT e la cyber resilienza dell’ente?
I dati raccolti supportano la definizione di architetture più sicure, in linea con i requisiti dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), e alimentano le strategie di mitigazione del rischio informatico a livello di singolo ente e di sistema nazionale.
Cosa insegna la prassi: riferimenti normativi e fonti
- Art. 33-septies, comma 1-ter, D.L. 179/2012 — base giuridica del censimento del patrimonio ICT della PA.
- D.Lgs. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale) — cornice normativa di riferimento per la trasformazione digitale della PA.
- Piattaforma operativa: PA digitale 2026, sezione “Adempimenti e questionari”.
- Scadenza generale di compilazione: 30 settembre 2026 (dato confermato dalle comunicazioni ufficiali AgID disponibili alla data del presente aggiornamento).
- Comparto scuole e università: accesso dedicato a partire da settembre 2026, con scadenza specifica da comunicare — dato non ancora definitivo, si raccomanda verifica sul portale AgID prima di riferirlo agli enti interessati.
A cura della redazione di TuttoGare, con il contributo tecnico-giuridico di Studio Amica, specializzato in appalti pubblici e digitalizzazione della PA.
Fonte: AgID – Al via il censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione, in collaborazione con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; piattaforma operativa PA digitale 2026; articolo originale a cura della Redazione TuttoGarePA, autore Leopoldo M. Bello, 24/07/2026.

